LE ONDE DEL MARE

Una piccola baia, una barriera frangiflutti; Marta, disinvolta, salta da uno scoglio all’altro davanti ad  Emilio che la osserva, incredulo.

Lei conosce a menadito quegli scogli, potrebbe quasi camminarci ad occhi chiusi: avanti a destra, evita quello successivo, perché appuntito, per andare all’estrema sinistra del terzo che è piatto, e poi in punta di piedi su quello di destra perché l’altro ha la superficie frastagliata che sa bene quanto faccia male.

Un percorso studiato in migliaia di andirivieni, sotto il sole cocente delle tante estati trascorse lì, durante l’infanzia e che adesso, a distanza di anni, riaffiora come fosse stato percorso il giorno prima.

Emilio la segue, a stento e con tanta difficoltà; fa pause di riflessione su ogni scoglio, per stabilire dove poggiare il piede al passo successivo, fino a quando, trovandosi circondato da spunzoni e larghe spaccature che lo separano dalla roccia successiva, si pianta, incapace di procedere!

– Forza Emilio! Mi sembri un micetto terrorizzato su un cornicione!- 

gli fa Marta che, tronfia di felicità, si gode gli schizzi delle onde che si infrangono sugli scogli

– Se non mi vieni a prendere credo che io passerò qui la notte! Che ti è saltato in mente di trascinarmi in questa che tu avevi chiamato “passeggiata” sugli scogli!?!?-

Marta capisce di aver sottovalutato la questione  e torna rapidamente indietro, lo raggiunge, e con pazienza lo guida, passo passo, indicandogli dove mettere i piedi, fino a portarlo, non senza fatica, alla punta della barriera.

– Goditi lo spettacolo ora! E dimmi se ne valeva la pena arrivare fin qui!-

– In effetti… si ha la sensazione di essere veramente in mezzo al mare… capisco perché  da bambina ti piaceva tanto…-

Emilio si accomoda sull’ unico scoglio piatto e levigato che trova, finalmente rilassato, osserva il mare agitato che sbatte contro la barriera, con le onde che si gonfiano e si ritirano…

– Esattamente come le fluttuazioni dell’attività economica …-

– Cosa hai detto?-

– Il mare che si alza e si abbassa è come l’attività economica che aumenta e diminuisce la sua intensità…-

– Pensi che ti ho portato fino a qui, dove il rumore dell’acqua diventa poesia, dove l’azzurro ci avvolge in tutte le dimensioni per farti fare riflessioni sull’economia?-

– Il movimento delle onde è l’immagine più adatta per rappresentare l’alternanza dei cicli economici, che vanno su e giù: prosperità, recessione, depressione e ripresa-

– Ma si chiamano proprio onde?-

– Nella storia dell’economia ci sono studi di un economista,  Kondrat’ev, per cui si definiscono onde K. Egli ha sempre sostenuto che esistono dei lunghi cicli di alternanza e…-

Marta lo interrompe:

– Senza togliere il merito a nessuno, ma già nella Bibbia si parla di 7 anni di vacche magre e 7 di vacche grasse…-

Emilio sorride:

– Certo, l’alternanza dei periodi positivi e negativi la troviamo da sempre in tutto. Il primo che studiò il fenomeno fu Juglar che in sintesi sosteneva che se si fosse usato solo contante non ci sarebbero state crisi. Arrivò poi  Kondrat’ev che, oltre a stabilire che le fluttuazioni economiche si ripetevano ogni 60 anni circa, sostenne che si verificavano in autonomia, indipendentemente da guerre, carestie, invenzioni o eventi straordinari, e si realizzavano quasi fossero dotati di una propria forza esattamente come le onde del mare-

-E come si capisce in quale fase ci si trova?-

– Inizialmente si prendeva in considerazione l’andamento dei prezzi, poi si è visto che i prezzi erano in costante ascesa e quindi si è iniziato a considerare altre variabili macroeconomiche come l’occupazione e la produzione industriale, infine,  dopo la seconda guerra mondiale, si è costruito un indicatore standard mondiale: il PIL. Nelle fasi di prosperità è in crescita, mentre in quelle di recessione è in diminuzione da almeno 6 mesi; in quelle di depressione la produzione è ferma, la disoccupazione è elevata e l’inflazione alle stelle; in quelle di ripresa il PIL ricomincia timidamente a salire
Ovviamente ci sono anche altri indicatori come gli investimenti, i consumi di materie prime ecc-

– E oggi in che fase ci troviamo?-

– Impossibile dare una risposta certa… Sai, le teorie, oggi, sono difficilmente attuabili, il mondo è veramente cambiato: economia e finanza si sono globalizzate,  ma gli Stati non sono riusciti a stare al passo, come testimoniano le diseguaglianze sociali sempre maggiori, e tutto viene spesso risolto con misure di breve termine da parte delle Banche Centrali. Potremmo ipotizzare un ciclo molto lungo, con bassa crescita, bassa inflazione e basso costo del denaro… ma viviamo anche in una fase che potremmo definire di “distruzione creativa*” in cui alzando gli occhi dal presente riusciremmo ad ipotizzare una riconversione ecologica dell’economia con un piano internazionale di investimenti pubblici….-

– Hai detto nulla!!!- esclama Marta- e nel frattempo?-

– Nel frattempo dobbiamo convivere con un’instabilità finanziaria che dovrà farci concentrare per i nostri risparmi e investimenti sulla gestione del rischio per il raggiungimento dei nostri obiettivi,  più che sulla ricerca del rendimento-

– Ricordo una frase di una canzone in cui si diceva “il mare si alza e abbassa e mai una goccia si va a perdere”…-

– Beh io aggiungerei che non solo “non si va a perdere”, ma in economia, a differenza del mare, il livello nel lungo termine cresce sempre… si chiama crescita economica e basta guardarsi indietro per rendersene conto-

– A proposito di guardarsi indietro… sei pronto per il percorso a ritroso? –

Il cambio d’espressione del viso di Emilio è repentino, torna ad essere un fascio di nervi teso e, mal celando la preoccupazione, le dice:

– Ti sorprenderò con la mia agilità! Sarò una gazzella!-

E Marta scoppia a ridere all’idea di quell’immagine così dissonante  con il suo incedere goffo e timoroso


*Halvin Hansen anni 30
 

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