Mario si aggira nel bosco, orgoglioso del suo bastone artigianale, finge di essere un esperto e abituale esploratore, in realtà è quello che potrebbe definirsi il vero impedito, quello che inciampa sul terreno perché distratto da qualcosa all’altezza degli occhi, quello che si tocca di continuo la testa per la sensazione di avere sempre qualche insetto addosso e che appena percepisce un cambio di luce propone di rientrare perché potrebbe essere imminente il maltempo.
Lara è il suo opposto, si muove nel sottobosco leggera e silenziosa come un animale selvatico, raccoglie funghi, carcasse di piccoli animali, classifica ogni reperto animale e vegetale.
D’ improvviso Mario inciampa, tanto per cambiare, su una radice in superficie e Lara che lo tiene d’occhio gli fa:
-Mario! E stai attento, porca miseria! E’ la quarta volta che inciampi! Se ti fai male qui non è una cosa “simpatica” farti venire a prendere-
– Sei sempre così tranquillizzante… metti sempre a proprio agio, ma soprattutto incoraggi- le dice un po’ stizzito
-Mario, il bosco ha il suo fascino, ma devi essere concentrato mentre cammini e poi va amato, non basta esserne attratti, altrimenti ti perdi il meglio e non riesci a cogliere i suoi segnali, le testimonianze delle vite di animali passati di qui, magari qualche minuto prima di noi…-
Mario ascolta, sa di non poter competere con l’esperienza di Lara da cui è affascinato, tuttavia è infastidito da quell’amica saputella che sembra conoscere ogni anfratto.
Ad un certo punto c’è un colpo di scena: Mario, con fare schizzinoso, solleva con la punta delle dita una lunga pelle di serpente, intera, intatta, ed esclama orgoglioso:
– Guarda cosa ho trovato!!!! Ci sei passata quasi sopra e non l’hai vista…l’ho vista io, capito? Io!!! –
E’ il suo momento di gloria e se lo gode, mentre Lara osserva la pelle, affascinata e sorpresa di non averla scovata lei per prima:
– Accidenti! Una vipera ha fatto la sua ecdisi!-
Mario non la sopporta più:
– Che è l’ecdisi???-
– E’ la muta di un serpente, è quando cambia la pelle! –
– Ok … e non potevi semplicemente dire “ha cambiato pelle”?-
Si ferma pensieroso e continua:
– …Che coincidenze: sai che è da ieri che mi risuona in testa questa frase pronunciata dal mio consulente finanziario per farmi capire il vantaggio di versare il TFR nel fondo pensione piuttosto che lasciarlo presso il datore di lavoro. Me lo ha ripetuto tipo mantra: “Il TFR versato nel fondo pensione cambia pelle”! E oggi mi ritrovo anche con te a parlare di “cambio pelle”-
– Io mi intendo solo di muta di serpenti…Cosa vuol dire “il TFR cambia pelle”?-
– Vuol dire che quando non lo lasci in azienda, ma decidi di versarlo in un fondo pensione, assume le caratteristiche tipiche dei versamenti fatti in un fondo pensione, e quindi, a scadenza, sarà tassato con un aliquota compresa tra il 15% e il 9%, contro quella massima del 43% e minima del 23% del TFR lasciato presso il datore di lavoro-
– Mi stai dicendo che se accumulo 50.000 euro di TFR a scadenza potrei percepire 30.000 euro lasciandolo in azienda, anziché 45.500 se versato in un fondo pensione?-
– E’ esattamente così, me lo ha spiegato bene e lo puoi verificare da qualsiasi fonte. Considera poi che oltre agli inopinabili vantaggi fiscali bisogna tener conto del fatto che oggi si cambia lavoro spesso e il TFR viene liquidato ogni volta, per cui alla fine dell’attività lavorativa non si riesce ad accumulare molto, mentre nel fondo pensione i versamenti si accumulano indipendentemente dalle variazione dei lavori e si capitalizzano creando un vero proprio patrimonio per il futuro-
– Ma allora lo dovrebbero fare tutti …-
– Dovrebbero…ma le persone spesso non lo sanno o addirittura si “preoccupano” per il datore di lavoro che rimarrebbe senza una fonte di autofinanziamento. Non sanno però che anche il datore di lavoro avrebbe dei vantaggi se versasse il TFR nel fondo pensione del dipendente-
-E che vantaggio potrebbe avere?… gli tolgono i soldi!!!-
– Non è così: non dovrebbe più rivalutare il TFR dell’ 1,5% in aggiunta al 75% del valore dell’inflazione, non avrebbe più un’esposizione debitoria e poi avrebbe diversi sgravi fiscali. Comunque, tornando ai vantaggi del dipendente, lo sai che le condizioni per chiedere un’anticipazione del TFR sono le stesse che se fosse rimasto in azienda ma può farlo tutte le volte che vuole e senza l’ “autorizzazione” del datore di lavoro? Insomma ne può disporre in totale autonomia-
– Vedi Mario, sarai un po’ rimbambito nel muoverti nel bosco, ma per quanto riguarda l’argomento previdenza ne sai sicuramente più di me!-
Mario stizzito replica immediatamente:
– Ma io mi domando: perché chiedi sempre a me di accompagnarti in queste passeggiate? Non hai un amico più esperto che possa farti compagnia?-
– Perché con te mi diverto di più! Piuttosto… tu? Perché continui ad accettare i miei inviti se è evidente che odi il bosco? –
– Perché sono masochista!-
Scoppiano a ridere, ma i loro sguardi tradiscono un “non detto” che forse aspetta solo il momento giusto per palesarsi… magari alla prossima passeggiata nel bosco quando meno se lo aspettano…
Foto di Federica Pietroniro

