Luigi e Mirella visitano l’acquario di Genova, per la terza volta: una per ogni figlio.
Quelle vasche piene di pesci colorati restano comunque sempre affascinanti e li incantano anche questa volta.
Sebbene le emozioni siano contrastanti e oscillino tra il piacere del poter scrutare ogni dettaglio di un mondo che non gli appartiene e un senso di profonda tristezza, misto a un velato senso di colpa, per vedere relegati in pochi metri cubi d’acqua creature condannate a “fare le vasche” avanti e indietro anziché nuotare in un oceano.
Dopo aver stazionato davanti a decine di varietà di creature marine, arrivano alla parte didattica dedicata alle scoperte geografiche e Rino, il terzogenito che, come tutti i bambini in età scolare, è refrattario ai pannelli inanimati e tira dritto.
Ma non il padre, che lo richiama:
-Rino, guarda che bella questa immagine! È la caravella di Cristoforo Colombo!-
-Che è la caravella?- chiede in modo istintivo Rino, ignaro del potente effetto che la sua ammissione di ignoranza avrà sul padre
Luigi, infatti, da una parte è sollevato che non gli abbia chiesto chi è Cristoforo Colombo, dall’altra però al pensiero dei tanti sogni fatti davanti alle immagini del sussidiario fantasticando di salpare dal molo di Palos con la Nina, la Pinta e la Santa Maria è un po’ sconfortato:
-Rino, quindi tu veramente non sai cos’è una caravella? –
Mirella accorre in difesa del figlio:
-È una “favola” superata, a scuola ora imparano semplicemente quando Cristoforo Colombo ha scoperto l’America, e credo anche senza troppi dettagli sull’accidentalità della cosa-
-Ma come superata! Che poi le caravelle erano pure a vela: imbarcazioni ecologiche!-
-A proposito di imbarcazioni ecologiche, sai che è stata costruita la più grande nave da crociera ad emissioni zero? Ha una batteria, ovviamente made in China, che è la più grande al mondo e non ha cobalto-
-Guarda che anche molti cantieri italiani utilizzano già da tempo navi da crociera ibride, con combustibili fossili per la navigazione in mare aperto mentre usano elettricità dentro i porti o nelle aree dove è previsto un maggior rispetto per l’ambiente marino. In fondo poi non è una novità andare per mare con un motore elettrico… I sottomarini lo utilizzano da oltre un secolo-
-E allora perché non si è mai diffusa questo tipo di energia anche per le navi da cargo e imbarcazioni varie?- domanda curiosa Mirella
-Perché ci sono pro e contro, oltre al fatto che i tempi maturano grazie anche ai progressi della tecnologia. I vantaggi ambientali sono indubbi, si possono installare sull’imbarcazione pannelli fotovoltaici per ricaricare le batterie e a terra utilizzare sistemi con fonti rinnovabili. Considera che entro il 2050 l’organizzazione marittima mondiale ha stabilito che le emissioni di gas nocivi devono essere ridotte del 50% . Ci sono però anche dei costi molto alti sebbene possano essere compensati dal minor costo del carburante. Ma il problema più grande è l’ingombro e il peso delle batterie che può raggiungere un quarto dell’intera capacità del cargo, oltre al fatto che le materie prime necessarie come nichel, cobalto ecc sono poco diffuse e hanno alti costi di estrazione anche ambientali-
-Ho capito risiamo a “il cane che si morde la coda”…-
-Ma no dai non dire così …-
-Eh sì, del resto guarda il petrolio!!! … prima era finito e le città restavano al buio per risparmiare, poi ce n’era troppo e non sapevano dove metterlo, ora è di nuovo prezioso… Dai, a parte le battute, parliamo tanto di energie alternative ma a me sembra che dipendiamo ancora tanto da quella tradizionale che resta sempre fondamentale.
I combustibili fossili rappresentano l’85% della produzione globale, l’idroelettrico e il nucleare rappresentano circa 11% e il solare il 4%
Insomma la strada mi sembra tanto lunga e in salita-
-Ma scusa si chiama transizione energetica! Lo dice la parola stessa: vuol dire che implica un passaggio che non può essere immediato e dipenderà molto dai consumatori che dovranno esserne sensibili, dai governi che dovranno incoraggiarlo dando sussidi, dalle grandi compagnie petrolifere che dovranno diventare parte della soluzione e non del problema. Arriverà il giorno in cui arriveremo a utilizzare prevalentemente fonti rinnovabili anche se la domanda per le fonti tradizionali è ancora destinata a crescere nei prossimi anni, e sono quindi ancora necessari investimenti per adeguare l’offerta, ma siccome le Società energetiche stanno indirizzando gli investimenti verso le risorse alternative questo potrebbe creare dei problemi dal lato della produzione con ripercussioni anche sui mercati finanziari-
-Cosa c’entrano ora i mercati finanziari?-
-C’entrano per diversi motivi. Intanto perché ci sono diversi fondi che investono sulle energie tradizionali, su quelle rinnovabili, sulla transizione energetica e tutto ciò non fa che aumentare la volatilità, vale a dire le oscillazioni delle quotazioni. Questo è il motivo per cui gli investimenti sulla transizione energetica vanno visti senza dubbio con un obiettivo di lungo periodo, ma il processo è irreversibile e obbligato. Pensa che parlando di auto elettriche le colonnine nel mondo sono cresciute da un numero di 600.000 a fine 2019 a 1,3 milioni nel 2020 e tutte prevalentemente in territorio europeo!-
Rino che intanto ha seguito a suo modo tutti i discorsi dei genitori distoglie lo sguardo dalla vasca degli squali, si volta e dice loro:
-Lo sapete che in alcuni fiumi e laghi tropicali ci sono dei pesci che danno delle scariche elettriche per difendersi e per stordire le prede?-
-No, io non lo sapevo- risponde Mirella
-… e comunque a scuola ci hanno detto che nel nel 1900 tutti si muovevano con il cavallo e le auto erano poche, costavano tanto e funzionavano male ma in soli 10 anni tutto è cambiato e quindi lo stesso potrebbe avvenire con l’idrogeno-
Mirella e Luigi lo guardano sorpresi e Luigi commenta soddisfatto:
-Vabbè dai non saprà cos’è una caravella ma mi sembra che abbia capito benissimo il concetto di transizione energetica e siccome credo che non sia l’unico tredicenne il futuro sarà sicuramente più verde!-
