Giovanna e Rossana passeggiano nei vicoli di Napoli e con difficoltà riescono a seguire il filo delle loro conversazioni: ora è un rumore assordante, ora un ritornello intonato da un ambulante; a volte invece la distrazione è causata semplicemente dalla merce colorata esposta nelle vetrine che le attira come i fiori con le api, oppure molto più subdolamente, dagli odori di cucinato che provengono da ogni angolo.
Ed è proprio un profumo di salsa di pomodoro che fuoriesce da una finestra di un ristorante che fa arrestare all’improvviso Giovanna, che interessata e decisa fa:
– Fermiamoci qui: hanno il menù fisso!-
Rossana osserva i tavolini, guarda i pannelli esposti all’esterno con la lista dei piatti compresi nel prezzo e:
– Il posto mi sembra carino… però il menù fisso no, ti prego! Non lo sopporto proprio!-
– Ma come! È bellissimo: non devi pensare, non devi scegliere nulla, mangi quello che ti portano e soprattutto paghi poco-
– A me non piace perché a volte ti portano un piatto che non ti va, altre una portata che ti piacerebbe più abbondante… E poi siamo sincere, la qualità dei menù fissi non è mai eccelsa-
– Beh in effetti diciamo che sì, sei piuttosto passivo… vai dove ti porta… il ristorante!
– È un po’ come gli ETF*…-
– Cioè? Cosa hai da dire? Io ho sempre investito in ETF…-
– Non avevo dubbi: tu scegli il menù fisso!-
GIovanna, che si picca facilmente, prontamente ribatte:
– Scelgo quello che costa meno-
– Ancora con questo “costa meno”… Comunque sicuramente avere la consapevolezza del criterio con cui si sceglie è già un buon punto di partenza. Poi, però, dovresti anche capire se quel criterio è valido o se a volte potrebbe essere preferibile utilizzarne uno diverso, puntando magari sulla qualità-
– Ma scusami, un ETF non è un fondo che si dice a gestione passiva perché il portafoglio replica l’ indice preso come riferimento?-
– Esattamente-
– E quindi si presume che nell’ indice ci siano i migliori titoli presenti sul mercato! Perché mi dici che non puntano sulla qualità?-
– In effetti mi sono espressa in modo un po’ ambiguo. Intanto bisogna specificare che negli indici i titoli sono presenti in base a criteri diversi, ma, a parte questo, voglio dire che non c’è nessuna selezione qualitativa in merito a quelle, per esempio, che possono essere visioni strategiche sul settore in cui opera una società o sulla solidità e potenzialità futura della stessa. Un gestore attivo ha la possibilità di guardare i bilanci, i budget, i piani aziendali e le strategie a lungo termine di un’azienda che magari potrebbe non essere ancora presente in un indice o il suo peso potrebbe essere ancora minimo; il gestore può decidere di prendere una “porzione” più abbondante perché gli piace molto e ci crede, a discapito magari di un titolo che è sempre stato blasonato ma sul quale vede “nebbia all’orizzonte”… insomma può scegliere di non prendere il dolce perché preferisce mangiare due antipasti sfiziosi! Nel menù fisso dovrebbe mangiare quello che gli toccherebbe!-
Giovanna ascolta interessata e comincia a vacillare nelle sue certezze:
– Quindi questo vuol dire, tradotto in rendimento, che un buon fondo a gestione attiva può riuscire anche a battere un ETF?-
– Un buon fondo certamente può farlo e, in questo caso, il costo più elevato viene ampiamente ripagato nel tempo-
– Ho capito, ma se il mercato scende o il mercato sale entrambi seguono la stessa direzione, immagino-
– In linea di massima sì, ma il gestore può anche utilizzare dei “condimenti”, sempre per rimanere in tema cibo, utilizzando dei derivati, per poter ad esempio attenuare le perdite o sfruttando il cambio di valute diverse per spuntare dei piccoli rendimenti extra, insomma si chiama gestione attiva per questo. Poi c’è anche un altro motivo ed è quello della diversificazione. Un ETF non può inventarsi nulla, deve prendere i titoli dell’indice che ha come riferimento con le stesse percentuali, e spesso può capitare che magari i primi titoli, e quindi quelli che pesano di più, sono titoli che appartengono allo stesso settore per esempio per l’Italia il settore energetico e bancario-
– Ti sto perdendo…-
– Se vuoi investire nell’azionario Italia con un ETF, e quindi replicando fedelmente l’indice, sarai necessariamente sovraesposto sul settore bancario ed energetico, perché quelli sono i principali titoli del listino, ma in Italia ci sono tante aziende appartenenti ad altri settori e con grandi prospettive di crescita ed un gestore attivo le può andare a scegliere, non avendo vincoli-
– Ok adesso inizio a capire bene la differenza…-
– Con questo non voglio demonizzare gli ETF, perché sono strumenti semplici, trasparenti, si negoziano in tempo reale, sono economici e nei mercati cosiddetti liquidi possono andare benissimo. Ma bisogna tener conto di alcune distorsioni che a volte si possono verificare. Per esempio, in alcuni periodi come questo, investire nell’indice tecnologico Nasdaq significa investire principalmente nei primi cinque titoli, i cosiddetti Famag**, che pesano per il 35,2% a causa della loro capitalizzazione sul mercato dovuta ai loro multipli. Ovviamente questa situazione porta ad una concentrazione eccessiva, che non è mai positiva in un’ottica di gestione del rischio-
– Cosa sono i multipli?-
Rossana sente lo stomaco reclamare e taglia il discorso senza troppi complimenti:
– Troppo complicato, te lo spiego dopo che abbiamo mangiato. A proposito, che hai deciso? Sempre propensa per il menù fisso?-
Giovanna riguarda il cartellone con il menù fisso e, ridendo, le dice:
– Stranamente ho cambiato idea! È pieno di bellissimi ristoranti qui intorno, scegliamocene uno con piatti à la carte caratteristici e magari anche un buon vino!-
*Exchange Trade Fund
** Facebook, Apple, Microsoft, Amazon, Alphabet Google

